Home > News > Intervista a PINO CAMPAGNA
Intervista a PINO CAMPAGNA
![]() |
06-12-2011 Non occorrono tante premesse per presentare uno dei personaggi più esilaranti della tv italiana, Pino Campagna, “il comico del popolo”, il Papy che tutti vorrebbero avere. Pugliese di nascita e milanese d’adozione, da imbustare i cavoli è passato ad imbustare cavolate divertenti, schiette e irriverenti. Prima di essere Pino Campagna comico, cosa facevi nella vita? Ero un operaio, quando avevo 20 anni lavoravo in una fabbrica. Il mio compito era quello di imbustare i cavoli. Oggi, come comico, imbusto cavolate, non è poi così tanto diverso..A parte gli scherzi, ho conosciuto la sofferenza, capisco cosa vuol dire alzarsi alle 5 del mattino e dover lavorare per pochi soldi. Credo che nessuno più di me, possa capire e rappresentare le problematiche del Sud Italia. Sai cosa ci frega a noi? Lo spreed, lo spreeeed, una specie di peto. Se ci fai caso ha proprio quel suono. Il Mezzogiorno va seguito, va curato e non come dice Bossi, che spara solo cazzate. A Milano ci sono un sacco di meridionali e Bossi si dovrebbe solo vergognare. I meridionali sono dappertutto, siamo noi che abbiamo reso grande il Nord. Quali erano le tue aspirazioni? Se tu mi parli di aspirazioni io ti rispondo “la Vaporella”. A parte questo, mi sarebbe piaciuto diventare un astronomo, mi affascinava lo studio dei pianeti, delle galassie e del cosmo. Hai realizzato tutti i tuoi desideri o c’è qualcosa che ti manca? Dopo il successo di Zelig, posso dire di aver realizzato tutte le mie più grandi ambizioni. Mi piacerebbe tuttavia, presentare uno show televisivo tutto mio, recitare in un film e produrre una fiction. Proprio in questi giorni ne stiamo parlando e stiamo pensando a cosa dovrei “fare da grande”. Pensi che ci sia cultura nella comicità? Certo che sì, ovviamente dipende da come la si fa. Se si raccontano barzellette è un conto, ma se uno tira fuori un monologo dove vengono trattate tematiche politiche e sociali, la comicità diventa cultura. Cosa guardi in tv? Mi fa schifo tutto. Per trovare qualcosa di interessante, bisogna scavare veramente a fondo. Com’è considerato il lavoro del comico in Italia? Il comico offre un servizio di divertimento, ma per farlo sono necessari strumenti e mezzi giusti, come i teatri. Milano e Roma mi sembra che siano le città perfette dove esercitare questo mestiere. Sono stato definito “il comico del popolo”, proprio perché nei miei monologhi tratto tematiche quali la disoccupazione e la politica, sempre in chiave comica, riuscendo a comunicare con il popolo. Cosa ti ha lasciato la Puglia, regione in cui sei nato? Con la Puglia ho un rapporto strettissimo anche se sono a Milano da tanti anni. Ogni volta che torno nella mia terra, provo tanta gioia e felicità, è una vera e propria festa. La Puglia “la teng jind o’ sang” (La Puglia la sento scorrere nel mio sangue). E cosa hai attinto dalla realtà del Nord Italia? La realtà del Nord è molto diversa. Non ci sono leggi diverse, ma modi di vivere completamente differenti. La vita costa di più, i dialetti sono diversi, però quando faccio gli spettacoli qui al Nord, la gente si rotola sulle sedie, capiscono quello che sto dicendo. Porti in scena sempre qualcosa del meridione. Cosa pensi realmente dei meridionali? “Sim n’alda razz” (Siamo un’altra razza). Siamo un popolo che ha retto il mondo per tanti anni. I meridionali hanno un gran cuore, anche se pochi soldi e una cosa va a compensare l’altra. Siamo inconfondibili e ci riconosciamo subito. Ci odoriamo, proprio come i cani. Teatro o televisione? E perchè? A teatro si ha un rapporto diretto con il pubblico, che paga il biglietto e pretende di guardare un bello spettacolo. Quindi si deve trasmettere sempre qualcosa a fine spettacolo, un messaggio. La tv è un grande elettrodomestico, dove se ne vedono di tutti i colori. Ci vanno gli stronzi, gente inutile, gente che non sa far nulla, è il trionfo della nullità. Certo ci sono dei format che vale la pena vedere, come Voyager, Report, Ballarò, programmi di cultura. Per quanto riguarda i comici, credo che i ragazzi di oggi siano ancora molto acerbi e dovrebbero fare molta più gavetta. Il mio comico preferito, la mia icona è Totò, da lui ho saccheggiato diverse battute. I giovani comici dovrebbero rivedere i suoi film ed anche i film di Alberto Sordi, Paolo Villaggio, Walter Chiari, Aldo Fabrizi. Sei sposato? Hai figli? E da genitore, come ti comporti? La domanda non è pertinente. Avresti dovuto chiedermi “ Sei felice?” ed io ti avrei risposto “No, sono sposato”. A parte gli scherzi, ho due figli, Marco e Raffaella, con cui ho un rapporto normale. Il successo del Papy è legato al desiderio dei ragazzi, di avere un padre come lui, che scherza e che gioca con loro, ma a casa non è sempre così. Però quando sono arrabbiato, mi basta guardare gli occhi dei miei figli per stare meglio. Quanto tempo impieghi per preparare i tuoi monologhi? Dipende. Io preparo i miei monologhi guardando la gente, per strada, osservando il loro modo di camminare, i loro sguardi. Possono nascere in un secondo o in due giorni. Ad esempio, due giorni fa ero in banca e ad un tratto è entrato un meccanico del Sud, che ha chiesto al cassiere di prelevare una certa somma. Il cassiere gli ha chiesto: “In che taglio li preferisce?” e lui ha risposto: “Dammeli tutti uguali, poi li taglio a casa mia”. Come si svolge una tua giornata tipo? Dipende dagli appuntamenti, con la Rai, con Mediaset e con il teatro. La mia, è una vita movimentata, ma allo stesso tempo bella, perché sono sempre a contatto con tanta gente. Nei momenti di relax, prendo la chitarra e compongo le mie canzoni. A Natale uscirà il mio disco, dal titolo “Campagna popolare”, dove saranno raccolti diversi brani pugliesi. Com’è nato il personaggio di Papy Ultras? E’nato per caso, sentivo mio figlio fare gli slogan con i suoi amici e poi vedevo mia figlia sempre dietro al cellulare. Nel 2002 a Zelig, ho conosciuto Paolo Luzzi, di Taranto e con lui è nato subito un connubio ed una collaborazione, che hanno portato alla nascita del personaggio del Papy, che ha avuto subito grande successo. Cosa pensi del mondo dello spettacolo? Quello dietro le quinte…. Lo trovo più interessante. Davanti alle telecamere tutti mi dicono: “sei bravo, non vedevo l’ora di averti nella mia trasmissione” è tutta una cazzata..Nel back stage vedi come sono i personaggi, non sono tutti allegri ed entusiasti come appaiono in tv, dove devi indossare un sorriso e mostrare quello che non sei. Sei soddisfatto delle tue scelte? In generale si. Quando ero ospite a “La sai l’ultima?” e interpretavo il carabiniere, imperversava il fenomeno “Mai dire goal”. Avrei preferito fare parte di quel format. E forse, se non ci fosse stata una polemica nel 1994, ne avrei fatto parte. Botta & Risposta Programma tv preferito: ER Medici in prima linea Supereroe preferito: Goldrake Una sera a cena con …. Irene Pivetti Un viaggio che vorresti fare: America Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto: Mezzo pieno Se potessi essere qualcun altro chi saresti? Verdone, che è anche un musicista. Mi riconosco molto nella sua comicità Tre oggetti che porteresti con te su un’isola deserta: Un dvd di Wrestling, una foto di famiglia e un telefono Personaggio storico: Garibaldi Rimpianti e rimorsi? Rimpianti per non aver fatto un film. Rimorsi per essere cintura nera di sincerità, quando a volte dovrei imparare a tenere la bocca chiusa Il Comandamento più importante: Onora la madre e il padre By Nicole Cascione FONTE intervista |


